anch'io voglio essere presente ai festeggiamenti
del Gruppo Campeggi Riuniti nel 20° della sua attività, in attesa gioiosa di
potervi incontrare simbolicamente tutti quanti il prossimo 28 luglio, a Santa
Caterina Valfurva.
Esprimo innanzitutto un sincero e vivo
ringraziamento per l'opera da voi svolta in favore dell'educazione dei
ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Le linee diocesane della pastorale
giovanile, anche grazie al Sinodo dei Giovani, sottolineano con ancora maggior
forza il valore educativo delle esperienze di vita comunitaria.
Il campeggio, in particolare, ha un singolare
valore educativo, perché in un contesto di esasperata ricerca del benessere
materiale si pone in salutare e coraggiosa alternativa, soprattutto per i
valori che il campeggio propone: la sobrietà e austerità di vita; il confronto
continuo col gruppo; l'impegno per una "legge" che guida la vita comunitaria;
il recupero di un rapporto vivo con la natura; il contatto reale con la fatica
e la concretezza del vivere quotidiano; l'ebbrezza della sfida con se stessi,
con gli altri e la soddisfazione della conquista; l'esercizio del principio di
autentica libertà e responsabilità e la valorizzazione dei doni e delle
risorse di ciascuno.
Molti altri ancora sono i valori umani che il
campeggio può trasmettere quando funziona in maniera attiva, rigorosa e
coinvolgente nei confronti dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani,
quando gli educatori hanno la saggezza e il coraggio di proporre e mantenere
una "qualità alta" della vita comunitaria, uno stile di rigorosa bellezza
nella condivisione del quotidiano e di attenzione amorosa e individualizzata
al cammino di ogni singola persona. Vorrei però incoraggiare a non fermarsi a
questo primo e importante livello umano, rivolto all'educazione di un corretto
e buon rapporto con se stessi, con gli altri e con il mondo in cui viviamo.
Nella vita ordinaria del campeggio, infatti, può e
deve risuonare in maniera eloquente e affascinante il richiamo alla "qualità
alta" della vita cristiana. Occorre non poca sapienza perché ai ragazzi, agli
adolescenti e ai giovani sia dato, non solo di conoscere, ma di vivere un
modello praticabile, bello e coinvolgente di vita cristiana. Un primo passo,
semplice e immediato, è la celebrazione dell'Eucaristia, con cui assicurare
alla giornata il suo "centro". Altri passi sono i momenti di preghiera e di
riflessione, la vita di carità nei rapporti fraterni e nel dono di sé agli
altri e tutti gli altri contenuti di una formazione autenticamente cristiana,
ordinati e stimolati dalla regia di una intelligente animazione.
In realtà l'insieme di tutte queste attività e
iniziative converge spiritualmente a quel centro vivo e personale della vita
di ogni credente che è Gesù Cristo, modello e principio ispiratore di ogni
educazione cristiana. E' a Lui che vogliamo orientare lo sguardo, il desiderio
e il cuore dei nostri ragazzi, adolescenti e giovani; è Lui che vogliamo
testimoniare con la nostra vita, i nostri gesti quotidiani e la nostra
passione educativa, convinti come siamo che solo in Lui è la pienezza della
libertà vera, della vita e della gioia.
La gioia, segreto della vita, è nella bellezza
della creazione, nel calore dei rapporti umani, nell'amicizia con Dio.
L'essenzialità e la gratuità ne sono il sentiero. Il campeggio è un luogo
privilegiato di scoperta. Sì, mi piace pensare ai nostri campeggi cristiani
come a parabole viventi del Vangelo delle beatitudini, in particolare di
quella beatitudine che tutte le raccoglie e le porta a compimento:
Beati i poveri in spirito, perché di essi
è il Regno dei cieli. (Matteo 5, 3)
E' questo il mio augurio: i vostri campeggi siano
scuola che educa alla povertà di spirito, aprendo i cuori alla gioia del Regno
di Dio, alla gioia stessa del Signore Gesù!
+ Dionigi card.
Tettamanzi
Arcivescovo di Milano