Milano, giugno 2003


Carissimi,

anch'io voglio essere presente ai festeggiamenti del Gruppo Campeggi Riuniti nel 20° della sua attività, in attesa gioiosa di potervi incontrare simbolicamente tutti quanti il prossimo 28 luglio, a Santa Caterina Valfurva.

Esprimo innanzitutto un sincero e vivo ringraziamento per l'opera da voi svolta in favore dell'educazione dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Le linee diocesane della pastorale giovanile, anche grazie al Sinodo dei Giovani, sottolineano con ancora maggior forza il valore educativo delle esperienze di vita comunitaria.

Il campeggio, in particolare, ha un singolare valore educativo, perché in un contesto di esasperata ricerca del benessere materiale si pone in salutare e coraggiosa alternativa, soprattutto per i valori che il campeggio propone: la sobrietà e austerità di vita; il confronto continuo col gruppo; l'impegno per una "legge" che guida la vita comunitaria; il recupero di un rapporto vivo con la natura; il contatto reale con la fatica e la concretezza del vivere quotidiano; l'ebbrezza della sfida con se stessi, con gli altri e la soddisfazione della conquista; l'esercizio del principio di autentica libertà e responsabilità e la valorizzazione dei doni e delle risorse di ciascuno.

Molti altri ancora sono i valori umani che il campeggio può trasmettere quando funziona in maniera attiva, rigorosa e coinvolgente nei confronti dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, quando gli educatori hanno la saggezza e il coraggio di proporre e mantenere una "qualità alta" della vita comunitaria, uno stile di rigorosa bellezza nella condivisione del quotidiano e di attenzione amorosa e individualizzata al cammino di ogni singola persona. Vorrei però incoraggiare a non fermarsi a questo primo e importante livello umano, rivolto all'educazione di un corretto e buon rapporto con se stessi, con gli altri e con il mondo in cui viviamo.

Nella vita ordinaria del campeggio, infatti, può e deve risuonare in maniera eloquente e affascinante il richiamo alla "qualità alta" della vita cristiana. Occorre non poca sapienza perché ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani sia dato, non solo di conoscere, ma di vivere un modello praticabile, bello e coinvolgente di vita cristiana. Un primo passo, semplice e immediato, è la celebrazione dell'Eucaristia, con cui assicurare alla giornata il suo "centro". Altri passi sono i momenti di preghiera e di riflessione, la vita di carità nei rapporti fraterni e nel dono di sé agli altri e tutti gli altri contenuti di una formazione autenticamente cristiana, ordinati e stimolati dalla regia di una intelligente animazione.

In realtà l'insieme di tutte queste attività e iniziative converge spiritualmente a quel centro vivo e personale della vita di ogni credente che è Gesù Cristo, modello e principio ispiratore di ogni educazione cristiana. E' a Lui che vogliamo orientare lo sguardo, il desiderio e il cuore dei nostri ragazzi, adolescenti e giovani; è Lui che vogliamo testimoniare con la nostra vita, i nostri gesti quotidiani e la nostra passione educativa, convinti come siamo che solo in Lui è la pienezza della libertà vera, della vita e della gioia.

La gioia, segreto della vita, è nella bellezza della creazione, nel calore dei rapporti umani, nell'amicizia con Dio. L'essenzialità e la gratuità ne sono il sentiero. Il campeggio è un luogo privilegiato di scoperta. Sì, mi piace pensare ai nostri campeggi cristiani come a parabole viventi del Vangelo delle beatitudini, in particolare di quella beatitudine che tutte le raccoglie e le porta a compimento:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. (Matteo 5, 3)

E' questo il mio augurio: i vostri campeggi siano scuola che educa alla povertà di spirito, aprendo i cuori alla gioia del Regno di Dio, alla gioia stessa del Signore Gesù!



+ Dionigi card. Tettamanzi 
Arcivescovo di Milano

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